In memoria di Árpád Weisz: la cerimonia di intitolazione del palazzetto dello sport a Cavalese - Fiemme e Fassa - aziende, eventi, cinema, notizie

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Istituto di Istruzione “La Rosa Bianca – Weisse Rose”
comunicato stampa
IN MEMORIA DI ÁRPÁD WEISZ
Cerimonia di intitolazione del palazzetto dello sport de La Rosa Bianca
Monica Gabrielli, 19 gennaio 2017:

Il palazzetto dello sport de La Rosa Bianca di Cavalese è da oggi ufficialmente intitolato ad Árpád Weisz, calciatore ed allenatore ungherese, morto perché ebreo nel campo di sterminio di Auschwitz. L’istituto d’istruzione, che porta questo nome per ricordare il gruppo studentesco che si oppose in maniera non violenta al nazismo, ha scelto di dare continuità ai propri valori dedicando la palestra a un personaggio dimenticato della storia del calcio italiano. Era stato il giornalista Matteo Marani, nel 2007, a riportare alla luce la vicenda di questo allenatore, il più giovane ad aver mai vinto un campionato italiano (a soli 34 anni, con l’Inter, allora Ambrosiana, nel 1930), capace di portare il Bologna Calcio all’apice della classifica nazionale per ben due volte consecutive, nel 1936 e 1937, oltre che alla vittoria al Torneo dell'Esposizione Universale del 1937 a Parigi (l’equivalente della attuale Champions League). Successi che non lo salvarono dalla discriminazione: con l’introduzione delle Leggi Razziali Weisz fu costretto a lasciare l’Italia. Fuggire all’estero non gli bastò però a salvarsi: nel 1942 fu catturato con la famiglia. Moglie e figli furono subito inviati nelle camere a gas di Birkenau; Árpád, fisicamente più efficiente, venne assegnato a un campo di lavoro imprecisato dell'Alta Slesia, poi, esaurite le forze, fu inviato ad Auschwitz dove, il 31 gennaio 1944, venne ucciso in una camera a gas.  

Ieri gli studenti de La Rosa Bianca hanno avuto occasione di conoscere la storia di Árpád Weisz durante la cerimonia di intitolazione, presentata dal giornalista Enrico Franco. Molte le autorità che hanno voluto essere presenti all’intitolazione: il presidente della Comunità Territoriale della Val di FIemme (che ha patrocinato l’evento, insieme al Comune di Cavalese) Giovanni Zanon, la procuradora Elena Testor, gli assessori di Cavalese alla Cultura Ornella Vanzo e allo Sport Paolo Gilmozzi, la presidente della comunità ebraica di Merano Elli Rossi Innerhofer, il presidente del Coni Trentino Giorgio Torgler, il presidente della FIGC trentina Ettore Pellizzari, accompagnato dal responsabile della sezione Calcio a 5 Marco Rinaldi, il capitano dei carabinieri Enzo Molinari, il presidente della Associazione trentina Italia-Israele Marcello Malfer, il professor Giuseppe Peratoni, il rappresentante dell’ANPI trentina Giuliano Antonelli, il dirigente scolastico Marco Felicetti in rappresentanza della rete scolastica di FIemme e il presidente del consiglio d’istituto della scuola Raffaele Vanzo, oltre naturalmente ai promotori e organizzatori della cerimonia, il dirigente scolastico Lorenzo Biasiori, il vicepreside Michele Malfer e l’insegnante Emilio Poli (anche rappresentante dell’associazione Ex Deportati), che ha lanciato la proposta dell’intitolazione. Sono poi giunti messaggi di apprezzamento e vicinanza dal presidente della Provincia Ugo Rossi, dagli assessori provinciali Mauro Gilmozzi e Tiziano Mellarini (che ha inviato una lettera) e dai consiglieri Giuseppe Detomas e Piero De Godenz, tutti impegnati nei lavori del Consiglio provinciale.

Al centro degli interventi delle autorità e delle riflessioni proposte agli studenti l’importanza della memoria per non ripetere gli errori della storia, i pericoli, attualissimi, della discriminazione e i valori dello sport.
A Cavalese sono giunti per l’occasione anche alcuni rappresentanti della dirigenza del FC Bologna. I dirigenti Federico Frassinella e Gianluca Ciraolo che hanno ricordato la figura di Weisz “grande allenatore e grande uomo, autorevole senza essere autoritario, capace di gestire uomini e spogliatoio”. Una figura raccontata e spiegata nella targa che è stata scoperta alla fine dei discorsi ufficiali, perché la storia di Árpád Weisz non venga più dimenticata.


Istituto di Istruzione “La Rosa Bianca – Weisse Rose”
comunicato stampa
GIOVEDÌ L’INTITOLAZIONE
DELLA PALESTRA DE “LA ROSA BIANCA”
A ÁRPÁD WEISZ
In memoria del calciatore e allenatore ungherese ucciso ad Auschwitz
Monica Gabrielli, 16 gennaio 2017:
Il palazzetto dello sport dell’istituto di istruzione “La Rosa Bianca- Weisse Rose” di Cavalese sarà intitolato ad Árpád Weisz, calciatore ed allenatore ungherese, morto perché ebreo nel campo di sterminio di Auschwitz. Una storia poco conosciuta, nonostante i successi conquistati in carriera, anche in Italia: a riportare alla luce la sua vita è stato nel 2007 il giornalista Matteo Marani, che gli ha dedicato un libro.
Nato nel 1896, Weisz giocò anche nel nostro Paese. I maggiori successi li raggiunse però da allenatore: guidò l’Inter (allora chiamata Ambrosiana) nella stagione 1929-1930, diventando, a soli 34 anni, il più giovane allenatore a laurearsi campione d’Italia, record tuttora imbattuto. Fu coautore nel 1930 con Aldo Molinari del manuale de  “lI giuoco del calcio”, che introdusse in Italia il cosiddetto “Sistema” o “Modulo WM”, applicato ancora oggi. Ma è soprattutto a Bologna che il suo nome divenne grande: portò i rossoblù a vincere i campionati 1935-1936 e 1936-1937, oltre al Torneo dell'Esposizione Universale del 1937 a Parigi (l’equivalente della attuale Champions League). Nel 1938 entrarono in vigore le Leggi Razziali e Weisz dovette lasciare il lavoro, impossibilitato anche a frequentare lo stadio come semplice spettatore. Fu poi costretto ad abbandonare l’Italia: si trasferì con la moglie Ilona Rechnitzer e i figli Roberto e Clara prima a Parigi e successivamente nei Paesi Bassi, dove tornò ad allenare. Con l'occupazione tedesca i Weisz furono rinchiusi nel campo di transito di Westerbork. Nell’ottobre del 1942 la moglie e i figli vennero inviati nelle camere a gas di Birkenau; Árpád, fisicamente più efficiente, venne assegnato a un campo di lavoro imprecisato dell'Alta Slesia, poi, esaurite le forze, fu inviato ad Auschwitz dove, il 31 gennaio 1944, venne ucciso in una camera a gas.  

Dopo che la sua storia fu riportata alla luce, nel 2009 è stata apposta una targa in sua memoria allo stadio Dall’Ara di Bologna. Nel 2012 lo stesso avvenne al Meazza di Milano, nel 2013 a Novara, mentre nel 2014 la città Bari gli ha intitolato una via.

L’Istituto La Rosa Bianca di Cavalese, che porta questo nome per ricordare il gruppo studentesco che si oppose in maniera non violenta al nazismo, ha deciso di intitolare a Weisz il palazzetto dello sport. La proposta è stata lanciata dall’insegnante di storia Emilio Poli, idea subito accolta dal dirigente scolastico Lorenzo Biasiori e dal vicepreside Michele Malfer che l’hanno elaborata per poi condividerla con l’intero corpo docente, che l’ha sostenuta e approvata all’unanimità.  “Era nostra intenzione dare alla palestra della scuola il nome di uno sportivo con una vicenda personale significativa, sia per sottolineare l’uso educativo degli spazi, sia per essere positivo riferimento per i frequentatori esterni. Weisz incarna queste qualità: è stato un teorico del gioco di squadra, un allenatore, uno scopritore di giovani talenti. La sua storia ci permette anche di riflettere su cosa siano le persecuzioni: esclusione dal lavoro, indipendentemente dal merito, esclusione dalla scuola e dalle vaccinazioni obbligatorie per i figli, esclusione dalla possibilità di praticare o solo vedere uno sport. È un esempio di ingiustizia che colpisce chi non ha colpe, ma paradossalmente solo meriti”, spiega Michele Malfer, vicepreside dell’istituto scolastico, nonché assessore all’Istruzione e allo Sport della Comunità Territoriale della Val di Fiemme, che patrocina l’evento insieme al Comune di Cavalese.

La cerimonia di intitolazione si terrà giovedì 19 gennaio. Il programma prevede una prima parte nell’auditorium della scuola: alle 10.35, dopo un intermezzo musicale a cura degli studenti, ci saranno l’introduzione del giornalista Enrico Franco, un breve saluto del dirigente scolastico Lorenzo Biasiori, l’intervento del prof. Giuseppe Peratoni e la proiezione di un video sulla figura di Árpád Weisz. Alle 11.30 gli studenti si sposteranno al palazzetto dello Sport per la cerimonia ufficiale: sono previsti il saluto delle autorità, gli interventi della dott.ssa Eli Rossi Innerhofer (presidente della comunità ebraica di Merano) e del Bologna Calcio e, infine, la lettura delle motivazioni.


Monica Gabrielli,
addetto stampa - 340.8551994 - monicagabrielli@gmail.com

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